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La Croce

Salendo sempre a zig-zag tra la fitta vegetazione si raggiunge un punto panoramico segnalato con apposito cartello indicatore, contraddistinto dalla presenza di una croce bianca di alcuni metri d'altezza che inconfondibilmente compare dopo un tratto rettilineo in salita. E' opportuno soffermarsi a riposare e ad ammirare il panorama. Il luogo si trova sulla sommità di un'enorme roccia che s'innalza alle spalle del punto di partenza del sentiero e da tale posizione è possibile ammirare la Valle nella sua interezza. Innanzi tutto balza in evidenza il fiume Adige con le sue grandi anse ben definite che ondeggiando da un versante all'altro del territorio vallivo delimitano in maniera diretta gli spazi destinati alle colture e in maniera indiretta gli insediamenti umani. Vale la pena osservare come ogni voluta del fiume racchiuda in sè il terreno agricolo che nel passato era necessario per sfamare un paese; dunque un'ansa dell'Adige corrispondeva ad un borgo e alla campagna che era necessaria per permettere a quel centro di vivere. Bisogna tenere presente che fino ad una cinquantina d'anni fa l'economia della zona era prettamente di sussistenza. Si coltivavano grani, in particolare frumento, orzo e segala; si piantavano alberi da frutta per lo più peschi e ciliegi; una parte delle campagna era tenuta a pascolo o destinata alla produzione di foraggio per soddisfare alle necessità alimentari degli animali da latte e da tiro. Il vigneto, attualmente l'elemento predominate dell'agricoltura, a quel tempo rappresentava una coltivazione tra le tante e comunque, seppure allora come oggi di qualità, non prevalente. Gli stessi boschi subivano un costante e radicale taglio degli alberi che pur non fornendo legname pregiato erano venduti in stanghe o in ceppi ai commercianti che provvedevano ad inviarli via fiume a Verona o nei centri dell'immediata periferia cittadina.

Panorama della Valdadige

Panorama della Valdadige


Scrutando con attenzione il fondovalle, a destra dell'osservatore compaiono alcuni centri abitati la consistenza numerica dei quali non supera mai i cinquecento-seicento abitanti. Nell'ordine dal più vicino al più lontano, quelli sulla sponda destra del fiume sono Preabocco, caratteristico borgo medioevale contraddistinto dalle strade strette, dalle corti chiuse e dalle poderose inferriate alle finestre che lo denotano come centro fortificato, fino a duecento anni fa guardato a vista dal Castello della Corvara e ancora oggi protetto dalla romanica cappella del secolo XII dedicata a Santa Maria delle Grazie. Volgendo lo sguardo a sinistra, restando sempre sulla destra idrografica dell'Adige, è ben visibile il paese di Rivalta. Sede comunale del territorio di Brentino-Belluno, il centro abitato ospita due pregevoli esempi di ville venete, Villa Guerrieri oggi Cipriani e villa Rizzardi oggi Brignoli. Sul versante sinistro del corso d'acqua ancora una volta preso come punto di riferimento, sorgono a destra dell'osservatore i paesi di Dolcè, dalla caratteristica chiesa dedicata a Santa Lucia defilata dal nucleo abitato e posta in riva al fiume, e di Ceraino, estremo insediamento prima della gola della Chiusa oltre la quale termina la Valle dell'Adige. Dalla parte opposta invece sono situati i paesi di Peri e di Ossenigo. Al primo fa capo una stazione ferroviaria che può rappresentare un'alternativa al mezzo gommato per raggiungere la Madonna della Corona, metà del percorso descritto. In effetti è possibile arrivare a Peri tramite ferrovia, percorrere a piedi camminando lungo la provinciale N° 11, i tre chilometri che distano da Brentino e imboccare secondo la norma descritta all'inizio di questo percorso il sentiero proposto. Il secondo abitato è l'ultimo paese della Regione Veneto in Val d'Adige prima di oltrepassare il confine oggi regionale, un tempo statale, che porta in Trentino-Alto Adige.

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